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Acqua potabile nelle strutture sanitarie: obblighi e gestione del rischio secondo il D.Lgs. 18/2023 e le Linee Guida ISS (Rapporti ISTISAN 22/32)



Negli ospedali, RSA e strutture sanitarie l’acqua è parte integrante dei processi di cura: viene utilizzata per igiene, disinfezione, alimentazione e uso medico.

Con il D.Lgs. 18/2023 e le Linee guida ISS 22/32, le strutture sanitarie diventano a tutti gli effetti “edifici prioritari”, con obbligo di valutazione e gestione del rischio idrico.Il responsabile della struttura assume il ruolo di Gestore della Distribuzione Idrica Interna (GIDI), con compiti di controllo, monitoraggio e prevenzione dei rischi microbiologici e chimici, in particolare Legionella e piombo.



Chi è il GIDI e quali sono i suoi obblighi


L’art. 2, comma 2, lett. q del decreto definisce il Gestore della Distribuzione Idrica Interna (GIDI) come “il proprietario, titolare, direttore o qualsiasi soggetto delegato responsabile del sistema idropotabile interno”.


Nelle strutture sanitarie, il GIDI è solitamente la direzione sanitaria o il responsabile tecnico.


Art. 9 – Valutazione e gestione del rischio:

I GIDI devono eseguire una valutazione del rischio per i sistemi idrici interni e attuare un Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA) secondo le linee guida ISS.


Si tratta di un documento tecnico-gestionale obbligatorio che comprende:


  • analisi dei rischi microbiologici e chimici;

  • misure preventive e correttive;

  • monitoraggi operativi e verifiche;

  • formazione del personale.


Rischi principali negli impianti idrici sanitari


Secondo l’ISS, gli impianti sanitari sono ambienti critici perché combinano:


  • ampie reti idriche, con tratti poco utilizzati e stagnanti;

  • utenze vulnerabili (pazienti immunodepressi, anziani, neonati);

  • temperature e materiali favorevoli allo sviluppo di biofilm e Legionella;

  • trattamenti chimici e apparecchiature mediche collegate alla rete (autoclavi, riuniti odontoiatrici, umidificatori, ecc.).


Cosa deve fare una struttura sanitaria


Ogni struttura classificata come “prioritaria” deve:


  • Redigere il Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA);

  • Costituire il team PSA (multidisciplinare: tecnico, sanitario, microbiologo);

  • Effettuare campionamenti e monitoraggi periodici (Legionella, piombo, indicatori microbiologici);

  • Tenere la documentazione aggiornata (registro autocontrollo, schemi impianto, verbali);

  • Comunicare tempestivamente all’ASL eventuali non conformità e azioni correttive.


Inadempienze e sanzioni


La mancata redazione del PSA o la non gestione del rischio può comportare:

  • sanzioni amministrative per la struttura;

  • responsabilità civile e penale per il GIDI o per la direzione sanitaria;

  • chiusura temporanea di reparti o servizi in caso di contaminazioni gravi.


In sintesi


Il D.Lgs. 18/2023 e le Linee guida ISS 22/32 spostano il focus dalla “reazione all’emergenza” alla prevenzione del rischio. Nelle strutture sanitarie, gestire l’acqua in sicurezza significa proteggere i pazienti, garantire la conformità normativa e prevenire epidemie come la legionellosi ospedaliera.


Come può aiutarti SIA Acqua Sicura


SIA supporta le strutture sanitarie nell’intero percorso di conformità:


  • Valutazione del rischio e analisi preliminare secondo ISS 22/32;

  • Redazione del Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA);

  • Monitoraggi analitici e operativi mirati a Legionella e piombo;

  • Formazione del personale sanitario e tecnico;

  • Gestione documentale e rapporti con ASL e ARPA;

  • Interventi di bonifica e follow-up post contaminazione.


Con SIA, la struttura sanitaria può dimostrare la piena conformità al D.Lgs. 18/2023 e assicurare un’acqua potabile sicura e controllata.



 
 
 

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