Acqua potabile nelle strutture sanitarie: obblighi e gestione del rischio secondo il D.Lgs. 18/2023 e le Linee Guida ISS (Rapporti ISTISAN 22/32)
- Alberto Volpi

- 14 ott 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Negli ospedali, RSA e strutture sanitarie l’acqua è parte integrante dei processi di cura: viene utilizzata per igiene, disinfezione, alimentazione e uso medico.
Con il D.Lgs. 18/2023 e le Linee guida ISS 22/32, le strutture sanitarie diventano a tutti gli effetti “edifici prioritari”, con obbligo di valutazione e gestione del rischio idrico.Il responsabile della struttura assume il ruolo di Gestore della Distribuzione Idrica Interna (GIDI), con compiti di controllo, monitoraggio e prevenzione dei rischi microbiologici e chimici, in particolare Legionella e piombo.
Chi è il GIDI e quali sono i suoi obblighi
L’art. 2, comma 2, lett. q del decreto definisce il Gestore della Distribuzione Idrica Interna (GIDI) come “il proprietario, titolare, direttore o qualsiasi soggetto delegato responsabile del sistema idropotabile interno”.
Nelle strutture sanitarie, il GIDI è solitamente la direzione sanitaria o il responsabile tecnico.
Art. 9 – Valutazione e gestione del rischio:
I GIDI devono eseguire una valutazione del rischio per i sistemi idrici interni e attuare un Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA) secondo le linee guida ISS.
Si tratta di un documento tecnico-gestionale obbligatorio che comprende:
analisi dei rischi microbiologici e chimici;
misure preventive e correttive;
monitoraggi operativi e verifiche;
formazione del personale.
Rischi principali negli impianti idrici sanitari
Secondo l’ISS, gli impianti sanitari sono ambienti critici perché combinano:
ampie reti idriche, con tratti poco utilizzati e stagnanti;
utenze vulnerabili (pazienti immunodepressi, anziani, neonati);
temperature e materiali favorevoli allo sviluppo di biofilm e Legionella;
trattamenti chimici e apparecchiature mediche collegate alla rete (autoclavi, riuniti odontoiatrici, umidificatori, ecc.).
Cosa deve fare una struttura sanitaria
Ogni struttura classificata come “prioritaria” deve:
Redigere il Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA);
Costituire il team PSA (multidisciplinare: tecnico, sanitario, microbiologo);
Effettuare campionamenti e monitoraggi periodici (Legionella, piombo, indicatori microbiologici);
Tenere la documentazione aggiornata (registro autocontrollo, schemi impianto, verbali);
Comunicare tempestivamente all’ASL eventuali non conformità e azioni correttive.
Inadempienze e sanzioni
La mancata redazione del PSA o la non gestione del rischio può comportare:
sanzioni amministrative per la struttura;
responsabilità civile e penale per il GIDI o per la direzione sanitaria;
chiusura temporanea di reparti o servizi in caso di contaminazioni gravi.
In sintesi
Il D.Lgs. 18/2023 e le Linee guida ISS 22/32 spostano il focus dalla “reazione all’emergenza” alla prevenzione del rischio. Nelle strutture sanitarie, gestire l’acqua in sicurezza significa proteggere i pazienti, garantire la conformità normativa e prevenire epidemie come la legionellosi ospedaliera.
Come può aiutarti SIA Acqua Sicura
SIA supporta le strutture sanitarie nell’intero percorso di conformità:
Valutazione del rischio e analisi preliminare secondo ISS 22/32;
Redazione del Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA);
Monitoraggi analitici e operativi mirati a Legionella e piombo;
Formazione del personale sanitario e tecnico;
Gestione documentale e rapporti con ASL e ARPA;
Interventi di bonifica e follow-up post contaminazione.
Con SIA, la struttura sanitaria può dimostrare la piena conformità al D.Lgs. 18/2023 e assicurare un’acqua potabile sicura e controllata.




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